Grazie

thank-youIeri sera una mia cara amica mi ha mandato un video, quelli che ti fanno un po’ piangere, un po’ riflettere, quelli che parlano delle donne, quelli che parlano di chi prova ogni giorno a ripartire, a crederci, con quell’ottimismo di cui parlava una pubblicità a tutti nota “ l’ottimismo è il profumo della vita”.
Penso che ci sia da imparare ogni giorno, ci sia qualcosa da imparare anche nell’amare le persone, mi hanno insegnato che è bello salutarsi ogni volta con un piccolo bacio perché non puoi mai sapere cosa ti riserva la vita.
Mi hanno insegnato il potere di un abbraccio, l’importanza di sentire che quel qualcuno è li accanto a te perché quello è il posto in cui vuole stare, e questo credetemi non vale solo per il marito, il compagno il fidanzato, ma vale anche per le amicizie. Le mie amiche riescono a darmi una forza unica, con le loro parole, con i loro abbracci con le loro risate e il cercare di ironizzare su tutto quello che ci fa soffrire e che non vorremmo mai affrontare. Mi hanno insegnato che non puoi scappare dal dolore, lo devi affrontare, come se fosse un’onda, ti ci devi buttare nel mezzo, perché è l’unico modo per riuscire a superarlo!
Non sono abituata, mi trovo spesso a ringraziare, a dire “grazie per avermi aiutato… grazie per aver fatto.. grazie per… “ il mio compagno di fronte al mio ennesimo messaggio di ringraziamenti mi ha risposto così “non hai da ringraziare nessuno. Pensa solo a tornare a casa stasera”ed è stata la cosa più bella che potesse scrivermi.

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Un ricordo che mi emoziona..

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Squadra vincente non si cambia, così, sicure di questo principio io e la mia amica Psicologa ci siamo imbarcate nella seconda prova “concerto Jovanotti “ con i nostri bimbi, sicure che, dopo aver fatto Vasco Rossi a San Siro, sarebbe stata una passeggiata di salute, o almeno si pensava.
Presi i biglietti, tutto deciso, ultima data dei concerti nei palazzetti, destinazione Firenze, quindi tutto molto più semplice rispetto a Milano e alla stadio immenso.
Si susseguono un paio di telefonate per organizzare il ritrovo, perché lo sapete che noi mamme ne dobbiamo fare 1200 al giorno, quindi c’era da sistemare scuola e soprattutto gli altri figli. La Psicologa “parto a quest’ora, no aspetto devo portare lei di qua” io “poi lui arriva di la, no poi però è tardi c’è traffico, c’è la tramvia, c’è pitti, c’è l’asino che vola e la fine del mondo…” insomma alla fine il mio compagno mosso a compassione ci ha detto “vi accompagno io”.
Quindi stile gita scolastica siamo state scaricate davanti al Mandela Forum, soltanto che mancavano ancora circa 3 ore e i nostri bimbi è risaputo che non sono proprio la tranquillità fatta persona, parevano due Gremlis impazziti da come erano eccitati.
Mentre si rincorrevano non curanti di niente il figlio della Psicologa si para davanti a me e camminando all’indietro mi dice “ mamma di Tommaso scusa sai ma Tommy è proprio ubriaco” ecco nel momento in cui pronuncia l’ultima sillaba si volta di scatto e BANG craniata colossale su un albero centenario! Inutile dire che io e la Psicologa da brave mamme come prima cosa ci siamo messe a ridere, Tommy pure e così dopo qualche istante ci rendiamo conto che il povero Leo si tiene la fronte e ripete “ohi ohi che botta“, ma noi rassicuriamo il bimbo, non è successo nulla, nessun graffio, l’albero di sicuro avrà avuto una crepa all’interno, ma noi non ci siamo scomposti e siamo andate avanti.
Abbiamo ritenuto opportuno visto la tremenda ondata di freddo che era arrivata di entrare in un bar, come mi ha detto la Psicologa “ almeno facciamo stare i bimbi al caldo “ certo penso io e lei mi dice “ andiamo dal Badiani a prendere il gelato” … ed io penso certo mica vorrai prendere una cioccolata con due gradi sottozero!
Conclusa questa parentesi “calda” ci rimettiamo a passeggiare e per l’ennesima volta prima Tommy poi il Leo e poi la Psicologa mi chiedono “ ma il concerto dove è “ io esasperata rispondo “ laaaaaa al palazzetto “ la Psicologa perplessa mi dice “ mah non mi ritrovo tanto… mmmm come si chiama” ed io ormai vicino al congelamento ripeto “al palazzetto al Mandela forum” e lei con sorriso trionfante mi dice “ ah ecco… non siamo al Saschall?” ed io “ eh no..”
Agile come gazzelle ci accaparriamo 4 panini e 4 bottiglie d’acqua e continuando a chiacchiere senza sosta (mentre i due esagitati saltavano e correvano) arriviamo di fronte al Mandela Forum.
Decidiamo sempre per la sosta “canino” cioè arrivate in un punto sicuro dove non ci sono auto diamo il via libera alla corsa sfrenata dei bimbi, che poi io mi chiedo ma cosa ci troveranno di divertente a correre… mah… io dopo 3 minuti di pedana in palestra rischio l’infarto, comunque si sa i bimbi son così.
Entriamo dentro troviamo i posti e ci posizioniamo, cominciano a scorrere immagini sul grande schermo dei prossimi concerti, la Psicologa drizza le orecchie quando dico “Gianna Nannini al Mandela forum” lei felice “ wow si Gianna Nannini.. ma … dov’è il Mandela Forum??” volevo buttarmi di sotto dalla tribuna ma mi sono limitata ad un “ dove siamo noi ADESSO”.
I bimbi gagliardi reggono alla grande, mangiano bevono, poi comincia la smania del “quando inizia” e tu vorresti andare dietro le quinte e dire “ vi prego vi scongiuro cominciate subito, mi offro volontaria di portare Jovanotti in braccio sul palco purchè inizi subito il concerto”.
Niente da fare… passa il tempo… poi le luci si abbassano e finalmente tutta la band monta sul palco! Si balla e si canta si batte le mani, Jovanotti dedica la canzone “Ragazza magica” alla sua compagna presente al concerto la Psicologa con gli occhi a cuore stile Hello Spank mi guarda “ che emozione vero? Che bello… deve essere qua a sedere, deve essere sicuramente li a sedere nella tribuna vip” io la guardo le dico “quella è la tribuna per i disabili veramente” vabbè sarà a sedere dove vuole.
Sul maxischermo appare una serie di immagini, un fumettista che disegna un piccola storia, alla fine appare la scritta “dedicato a…” e un nome
La Psicologa mi guarda “ chi è?” ed io che sono nel periodo più ottimista della mia vita rispondo “sicuramente uno morto” lei mi guarda sconvolta “ no oddio perché” iniziamo un botta e risposta su chi sia e alla fine guardo su internet, svelato il mistero, è il nome del fumettista e la psicologa mi guarda allarmata “ è vivo???” ed io “ ma per ora par di si”.
Ed eccoci al punto zero, il punto in cui i bimbi cominciano a vacillare, quando si susseguono canzoni che non conoscono, il Leo guarda sua mamma che mossa a compassione gli passa il nintendo ( ci siamo evoluti dal topolino di San Siro letto con una lucina microscopica)
Mentre tutti ci alziamo in piedi a cantare “tensione evolutiva” il Leo tranquillo e serafico avanza di livello nel suo videogioco, imperturbabile.
Arrivano i ringraziamenti… parecchi.. capirai dopo 50 date ce ne sono di persone da ringraziare, la Psicologa che la sa’ lunga mi dice “non sarebbe mica male uscire prima degli altri, anche solo 5 minuti per evitare la ressa”
Avverto il mio compagno che mi dice “ guarda sono già fuori nel punto dove vi ho lasciato”. Tommy non si arrende, vuole aspettare la fine, Jovanotti non ha fatto una canzone che adora, ci guarda con occhioni tristi “ ma non l’ha cantata mamma” ed io “ Tommy non può fare tutte le canzoni tutte le volte “ e lui “ eh lo so… ma almeno quella che mi piaceva!!” come dargli torto!
Usciamo dalla tribuna ci guardiamo guardinghe cercando di capire dove andare, il Leo deciso apre un maniglione antipanico e noi gli andiamo dietro (certo, vuoi non seguire un bimbo di 8 anni??), siamo fuori… ma dove? Si cammina perplesse, i bimbi ciondolano hanno sete hanno sonno e scappa la pipì ( no forse la pipì solo a noi grandi) mentre si cammina con loro che ci seguono tipo “dispersi nel deserto” decido di agire, chiamo il mio compagno che mi dice “ perché siete uscite da dietro??” Dietro??? Mi chiede conferma “ Sei vicino a…. Sei in Via…??” io ripeto ad alta voce e guardo la psicologa ed entrambe abbiamo quell’espressione da “ ma che lingua parla??” lui povero rassegnato dopo un lungo silenzio mi dice “ State fermi dove siete vengo io a prendervi” e la Psicologa stupita mi dice “ ha capito lui dove siamo prima di noi… mah… che vorrà dire???”
Missione compiuta, tornate a casa trionfanti e contente, quando si tratta di concerti con i bimbi siamo “il più grande spettacolo dopo il Big Bang”.

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Principe Azzurro? No, lo preferisco in mimetica

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Mi sono fermata un attimo a riflettere, qualche volta capita anche a me, mi sono resa conto che convivere e condividere la propria vita con qualcuno non è mica facile.

Se ci pensate bene riuscire a combaciare i nostri bisogni necessità desideri e quant’altro con una persona diversa da noi non è semplice, metti che in casa ci sono pure i miei due bimbi diventa quasi un’impresa epica.

Eppure per ora sta andando, eppure per ora ci stiamo riuscendo.

Non ho mai scritto grandi cose sulla mia dolce metà, se non che Tommaso mi ha detto “ mamma teniamocelo stretto perché dopo lui non ce n’è più!!” questo la dice lunga sulla fiducia che mio figlio ripone in me, però devo riconoscere che ha un gran merito, essere riuscito ad entrare nella nostra vita e abituarsi ai nostri ritmi, alle nostre follie, ad accordarsi con il mio ex marito su chi porta Tommaso a calcio, su chi accompagna me dal pediatra per il vaccino, come se fosse la cosa più naturale del mondo.

A lui va la palma d’oro della pazienza perché solo lui sa cosa si è trovato ad affrontare dopo un mese che mi conosceva, con quella malattia che ti leva il fiato, che ti catapulta in un’altra realtà, le mie crisi, il mio panico, la mia rassegnazione, non si è mai e poi mai tirato indietro benché, se ci pensate bene, fossimo come due estranei… oggi giorno poi per come sono i rapporti.

Ed era lì, anche quella notte, quando l’ultimo respiro si è portato via l’uomo più importante della mia vita, colui che mi ha insegnato tanto, forse non tutto, non mi ha insegnato ad andare in bicicletta, quello lo ha fatto mio nonno, oppure a nuotare, quello lo ha fatto una cugina, ma i suoi insegnamenti vanno ben oltre questo, sono qualcosa che hai dentro, che ti fanno capire che tipo di persona vuoi essere.

In questa baraonda di avvenimenti, lui, il mio compagno, mi è stato accanto, anche in silenzio, tenendomi stretta mentre piangevo come una fontana, oppure tutt’oggi mentre siamo in macchina, mi basta una canzone, una strada, un qualcosa che mi riporta alla mente mio padre e in silenzio cominciano a scendere le lacrime e lui in silenzio mi prende la mano… e andiamo avanti.

So di essere un “pacchetto” piuttosto impegnativo, di essere una persona non semplice, sono un po’ goffa talvolta, sono sincera, sono emotiva, delle volte mi sento in colpa per delle sciocchezze ( quindi vi lascio immaginare come sto per le “non sciocchezze”) mi preoccupo delle persone che mi circondano, penso sempre di non essere abbastanza come mamma, come compagna, come donna, come professionista, sono così, per le mie amiche storiche sono trasparente ormai, ed anche lui in poco tempo ha imparato a leggermi, a smussare le mie sfuriate, a caxxiarmi quando vado fuori dal seminato.

A lui oggi va il mio più grande “grazie” per starmi accanto ogni giorno, a lui che mi ha fatto pensare per la prima volta che forse qualcuno lassù mi ha concesso una seconda possibilità, a lui che non è biondo, che non ha gli occhi azzurri, che non si veste di azzurro con la calzamaglia e va a giro con un cavallo (e meno male perché altrimenti lo avrebbero già rinchiuso) ma che ogni giorno mi fa sentire la principessa del suo reame….

To be continued

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W GLI SPOSI – PART. 2

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Partiamo per la Villa, i bimbi in macchina crollano, io finalmente mi tolgo la giacca e sfoggio il mio fantastico top rosa. Giunti alla Villa veniamo accolti da un “angolo” di circo, con giocolieri, uno strano tipo sui trampoli con gli occhi stile marilyn manson ( infatti jojo non l’ha valuto salutare ) musica e allegria. Ci fermiamo a guardare i tavoli, gli sposi hanno riprodotto una miniatura del circuito del Mugello, con ogni curva e ad ogni tavolo era assegnata una moto con tanto di modellino, ecco che torna l’animatrice e rapisce i bimbi e …ciao… spariscono a giocare con gli altri bimbi io e il mio compagno ci guardiamo timorosi della serie “ ma ci staranno??” poi la fame vince su tutto e ci uniamo agli altri invitati direzione “buffet come se non ci fosse un domani”.

Ecco che ogni tanto tornano i bimbi mi chiedono qualcosa, ma poi ripartono alla volta dell’animatrice ( ovviamente l’ho già proposta come Santa ), generalmente i miei figli anche ai compleanni con le animatrici non partecipano tanto, ma a questo giro si vede che è cambiato il vento!

Abbiamo pranzato alle 16 più o meno, un’altra che voglio proporre come santa e la mamma della sposa che ha fatto a mano la prima portata, per tutti, circa 5.000 caramelle tricolori ( pasta fatta in casa ) favolose!

I bimbi non si vedevano, entro dentro la villa per andare in bagno e in un salone cosa vedo? Un mega gonfiabile, tutti che saltavano e ridevano, i miei un po’ eccessivi come sempre infatti a Jojo è iniziato ad uscire il sangue dal naso.

Poi la torta che, scusate il termine poco fine ma, “ botta di culo” è il mio dolce preferito, magnifico, poi il caso ha voluto che il mio compagno non gradisse il dolce e allora io temeraria mi sono sacrificata e ne ho mangiata un’altra fetta, DIVINA!

In questo parco immenso lo sposo ha pensato bene di portare due porte da calcio e un pallone, a quel punto ero certa che i miei figli non sarebbero più venuti via, ero già pronta a chiedere asilo al padrone della Villa.

Poi il momento cruciale del video box, dove gli invitati devono lasciare (se vogliono) un pensiero un ricordo un “ qualcosa” agli sposi, con non poco fatica siamo riuscite noi donne in tale impresa, anche gli uomini ..a modo loro.

E’ stato davvero un bel matrimonio, a misura di bambino, avevano il loro tavolone con palloncini colori e quant’altro, giravano indisturbati, venivano a trovare i genitori e si ributtavano nei giochi, e noi genitori abbiamo potuto festeggiare gli sposi con tranquillità e allegria!

Potrà sembrare una sciocchezza, ma da genitore vi garantisco che non lo è ASSOLUTAMENTE.

Ovviamente non mi sono smentita, la mia figuraccia l’ho fatta comunque, visto che durante l’aperitivo mentre sfoggiavo il mio top rosa brindavo e facevo conoscenza, il mio compagno mi tocca una spalla, mi volto lo guardo e lo vedo un po’ preoccupato, chiedo cosa ci sia e lui mi dice “ eh.. il tuo top rosa …” ed io “ si?” …” eh.. ti si è sbranato “ volevo trasformarmi in una sedia, guardo lui, guardo il top, guardo tutte le mie cicce all’aria, panico, lo imploro di andare a prendermi la giacca. Ho suscitato la curiosità di qualcuno mettendomi la giacca alle 14.30 del pomeriggio con 34° gradi meno male che sotto la giacca il top rosa aveva le prese d’aria almeno un po’ respiravo.

Non mi resta che dire W GLI SPOSI!!!!

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W GLI SPOSI – Part 1

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Aprire la cassetta della posta non è mai un buon momento, generalmente c’è sempre qualcosa da pagare, sempre brutte notizie, ma quando si è genitori c’è un altro momento che ti fa venire i sudorini sulla schiena… le partecipazioni delle nozze!

Panico, immancabilmente come arrivano parte il toto “ ma dobbiamo andare tutti? “ “ ma forse le belve no ?” e da li altro dramma, “ chi le tiene le belve, con chi stanno?” quando poi ti dicono “ portali che problema c’è” ecco io li mi sento svenire, perché immagino già Tommy e Jojo che litigano, che si picchiano che si rincorrono, che urlano, che magari urtano qualcosa o qualcuno insomma due danni viaggianti, ma questa volta devo dire che gli sposi mi hanno proprio stupito!

Doveva essere un fine settimana catastrofico meteorologicamente parlando, invece ci ha voluto proprio bene, a parte il piccolo diluvio che è giunto nel momento preciso in cui la sposa scendeva dalla Rolls Royce e doveva arrampicarsi per una salita ripida comprensiva di scale per giungere alla chiesa. Sposa bagnata sposa fortuna, oddio io credo che più che fortuna in quel momento si sia sentita parecchio incavolata, ma poi una volta che entri in chiesa tutto passa.

Lei splendida, radiosa come ogni singola sposa che ho visto, secondo me emanano una luce diversa non so spiegare. Lui lo sposo si è difeso bene, anzi molto bene, bello sorridente rilassato ( almeno all’apparenza ) favoloso.

Ci siamo sistemati tutti e 4 sulla panca lato sposa, perché nonostante le mie dimostranze il mio compagno non ha ceduto “ No i bimbi vengono con noi” talvolta questo suo coraggio eroico mi preoccupa, comunque sia tutti ai posti e parte la messa, alla terza volta che il prete ci ha detto seduti ci siamo accorti che avevamo cambiato per la terza volta i posti, la nostra non era una panca era una giostra senza cavalli.

Tommaso e jojo sfrecciavano dietro di noi quando eravamo in piedi e sopra di noi quando eravamo seduti, gli ho minacciati in ogni modo, ma poi la loro irrequietezza tornava fuori, ad un certo punto pur di separarli ho spedito Tommaso a fare la comunione. La povera creatura ha fatto tutto il giro della chiesa si è messo in fila ed io che lo guardavo “ vai vai” e lui mi guardava sconsolato ed io “ ma dai su “ a quel punto si è avvicinato e mi ha detto “ mamma io non posso farla, non sono ancora passato a comunione” cavolicchio è vero, ops!

Usciamo dalla chiesa Jojo un tantino affamato afferra con cupidigia i conini disposti fuori con il riso mi guarda e mi implora “ mamma posso mangiarli” escono gli sposi applausi, palloncini che volano, riso da ogni parte, baci abbracci auguri, sorrisi, e jojo dietro di me che mi perseguita stile il bambino del sesto senso con sguardo pallato e mi dice “ mamma io ho fame “.

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Ciao Pa

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Ciao Pa,

ti ricordi quella canzone di Vasco Rossi che diceva “oggi voglio stare spento” ed oggi vorrei fare proprio questo.

Da quando ho acceso la radio stamani mattina e invece di Virgin radio ho sentito radio Maria ho capito che era giornatuccia.

Oggi quel nodo alla gola che mi attanaglia da mesi è più forte, non so il perchè, forse l’ennesimo problema, l’ennesima matassa da sbrigliare, l’ennesima situazione in cui tu e solo tu avresti saputo aiutarmi , indicarmi indirizzarmi. Come ogni volta sarei venuta alla tua scrivania mi sarei seduta davanti a te e avrei cominciato ad esporti il problema, ne avremmo parlato, trovato ogni cavillo e riflettendo lo avremmo risolto, di fronte ad ogni mia dimostranza tu avresti preso il codice civile avresti inforcato gli occhiali e avresti detto “ art 1120 … “ io molto probabilmente avrei alzato un ciglio e avrei detto “mah” e tu mi avresti detto “ ma ma… c’è poco da dire ma il codice è il codice “ e poi ti saresti girato verso il tuo pc e mi avresti detto “ via su vai che ho da fare i bonifici con l’home banking che poi mi scade sta’ benedetto password” tutto ovviamente un po’ più colorito di così, ed io sarei tornata alla mia scrivania.

Una volta a sedere mi sarei girata e ti avrei visto lì a sedere che imprecavi verso l’ennesimo codice che scadeva oppure l’ennesimo iban che non tornava, dopo poco avremmo trovato il pretesto per una battuta, una risata, oggi invece mi giro vedo la sedia vuota, ma non è la sedia che è vuota è tutto lo studio che è vuoto senza di te.

Tutti ci dicono di farci forza, di lavorare, di andare avanti, di pensare a quello che abbiamo, di pensare a chi sta peggio, di ringraziare per la fortuna che abbiamo avuto e del tempo che ci è stato dato, ma la verità Pa è che oggi io mi prendo il mio sacrosanto diritto di essere triste, di essere incazzata, di essere spenta appunto, mi prendo questo diritto Pa perchè son passati solo 27 giorni, 27 giorni in cui noi non ci siamo mai fermate, mai, approfitto della notte per piangere oppure quando sono sola in macchina, oppure quando i bimbi dormono e non mi sentono, 27 giorni in cui abbiamo raccontato la tua storia, 27 giorni che suonano alla porta o suona il telefono e mi chiedono ” Suo padre c’è ”  ed io vorrei rispondere “MAGARI”.

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Tutto cambia

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Pensi che a te non debba accadere mai, pensi che vedrai spirare i tuoi genitori in un età compresa fra i 100 e i 120 anni, senza sofferenza alcuna, solo la vecchiaia che passa, nient’altro.

Pensi che la vita talvolta possa essere meno dolorosa di quello che pensi, pensi che quando arriverà il momento sarà “indolore” un soffio e l’anima vola via.

Lo pensi, ci credi, poi apri gli occhi e ti ritrovi in una scena da film, dove vorresti urlare “fatemi uscire da qui” dove, da come ti sembra surreale e grottesca la situazione, non riesci a credere che stia succedendo davvero. Vorresti un altro respiro vorresti vedere muovere ancora il petto, capire che il cuore batte ancora, capire che c’è ancora, che è lì, te ne freghi tutto il mondo in quel momento, ti distacchi dalla realtà perchè ti fa troppo male e non la vuoi accettare.

Qui la natura umana più perfida viene fuori, la natura egoista che è in noi che ti fa pensare “ io lo vorrei ancora qui” ignorando le sofferenze atroci che sta provando quel povero corpo inerme, la natura cattiva che è dentro tutti noi vieni fuori e pensi “perchè lui, perchè non qualcun’altro” il “perchè” e il “se” diventano le tue parole d’ordine, diventano i tuoi tormenti.

Non passa giorno che la tua mente non si assilli che tutte le domande del mondo, ma tanto non troverai mai risposta, perchè tanto una risposta non c’è.

Non si passa questo dolore, non lo accetterai mai, si impara solo a convivere con il dolore, che buffo.. sono le stesse parole che il dottore disse a mio padre qualche mese fa “ non si guarisce dalla malattia, si impara a convivere con la malattia”, peccato che con alcuni “mostri” non puoi convivere, vogliono tutta la tua vita, la tua anima, ti prosciugano fino all’ultimo inesorabile momento e tu non puoi fare niente. Forse la cosa più atroce è che capisci quanto sei inutile, quanto non servi a niente, non puoi fare niente, solo affidarti ai dottori, seguire protocolli, sperare, pregare,

Dentro hai una tristezza continua, ridi scherzi, cerchi di sdrammatizzare tutto, ma dentro di te rimane a farti compagnia questa tristezza, come se fosse diventata il fondale della tua esistenza, talvolta riesci a tenerla a bada sul fondo, come se fosse un fondale marino con sassi, percepisci la pesantezza, ma riesci comunque a nuotare, talvolta è più sabbioso, come ti muovi si solleva quella poltiglia, niente è più nitido tutto è confuso, poi ci sono le volte che non senti la pesantezza, l’acqua è limpida, ma ti muovi e capisci che il fondale si è trasformato in delle sabbie mobili; ti prendono, sei sopraffatto dai pensieri, dai ricordi, dalle immagini terrificanti delle ultime ore, il rumore di quel respiro il tuo cuore che batte all’impazzata dalla paura quando si accorge che cambia, poi le immagini belle i ricordi di una vita, la sabbie mobili ti afferrano e non ti lasciano andare via, ti manca il fiato, le lacrime scendono inesorabili fino a che non capisci che ti devi arrendere non puoi lottare, devi far passare anche questa ondata di dolore per poter ripartire a nuotare.

Mio figlio Tommy mi ha detto “ dicono che uno non è un eroe finchè non muore lo sai Mamma?! Il nonno sarà sempre il mio eroe, sarà sempre l’eroe dei miei sogni”.

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